Qualsiasi materiale naturale è meglio di uno sintetico. Ne avevamo già parlato nel post sulle energie emanate dai capi d’abbigliamento. Ora vogliamo approfondire il tema della sostenibilità del mondo fashion, di quanto l’industria dei big brand impatti l’inquinamento mondiale e di come iniziare a scegliere capi ecologici. Vi segnaliamo infine due sustainable brand emergenti.

80 miliardi di nuovi capi prodotti all’anno

Quasi 6 milioni di tonnellate di scarti tessili, solo un quarto viene riciclato. In questo contesto, la circular economy e fashion sostenibile stanno divenendo temi sempre più attuali perchè l’industria tessile, e soprattutto il fast fashion sono una delle principali cause di consumo di fiumi d’acqua ed emissione di anidride carbonica.

La maggior parte degli indumenti, infatti, sono realizzati in sintetico, soprattutto poliestere, in altre parole plastica. E anche il cotone, che sembrerebbe essere tra i materiali maggiormente sostenibili non è sempre una scelta ecologica perchè per la sua lavorazione di massa vengono utilizzati enormi quantità di pesticidi e fertilizzanti.

Se pensiamo poi con quale velocità cambiamo i nostri abiti (ogni 1-2 stagioni in media), possiamo renderci conto di contribuire attivamente all’inquinamento globale.

Oggi abbiamo abiti a partire dai rifiuti di bucce di banana, dai residui di lavorazione di vino, birra, ananas, mela, bottiglie di plastica riciclata ecc. In questo senso, sono molte le start-up che investono nella ricerca ma basterebbe cominciare a scegliere tessuti di origine organica come cotone organico, lino, seta, canapa tessile, lana, caucciù al posto di tessuti non rinnovabili e prodotti artificialmente come il nylon, acetato, lycra, poliestere. In realtà non è nemmeno l’origine vegetale a rendere sostenibile un prodotto, quanto piuttosto la sua lavorazione, l’impatto dell’intero suo ciclo produttivo e le condizioni dei lavoratori.

Certamente, vestire in maniera sostenibile significa dover spender di più rispetto ad acquistare in una delle catene multinazionali fashion. D’altro canto, prodotti sostenibili hanno generalmente una durata maggiore, non provocano allergie alla pelle e non contengono prodotti chimici.

Abbigliamento sostenibile

No alla mass-production. Acquistare pochi capi di buona qualità che durino a lungo è sicuramente un buon inizio per combattere l’impatto del fast-fashion. Cominciare a ricercare brand, anche emergenti che realizzano capi sostenibili in numero di pezzi limitati potrebbe ulteriormente rappresentare una consapevole scelta ecologica.

Un’esempio è Regina Pignatti che produce, in atelier locali, pochi pezzi per ciascun modello, acquistando materiali esclusivamente europei provenienti da fornitori controllati e sostenibili. Prossimamente includerà nella collezione capi in tessuti unici dai disegni da lei stessa creati e sta pensando di investire in una propria piantagione di lino dalla quale realizzerà pochi capi di qualità superiore.
Per contattare Regina Pignatti seguila su instagram e visita il suo shop.

Accessori ecologici

Anche la nostra bigiotteria può essere più o meno ecologica. Per esempio Grequena produce artigianalmente collane, bracciali, collari, borselli a partire da pietre naturali di provenienza certificata, resine naturali e prodotti riciclati (es. pelle), utilizzando esclusivamente filamenti di origine controllata organica. I suoi prodotti sono pensati per tutta la famiglia: bambino, donna, uomo, pet domestici.
Per contattare Grequena seguila su Instagram e visita il suo shop.

Oggi, possiamo parlare di una moda più consapevole e rispettosa dell’ambiente, spesso rappresentata da brand poco conosciuti ma la domanda di beni prodotti all’insegna della sostenibilità e della trasparenza è in aumento, non più una nicchia.